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CASTELLO DI LINARI - Barberino Val d'Elsa
 
Fin dal XII° secolo il poggio di Linari, difeso naturalmente su tre lati da strapiombi, è nominato come una 'terra fortificata' a controllo della strada per S.Gimignano e Colle Val d'Elsa, diverticolo della Via Francigena. In seguito la sua posizione lo rese un rifugio sicuro per chi aveva intenzione di compiere scorribande contro i comuni di Poggibonsi e San Casciano, motivo che rese Linari conteso fra le maggiori potenze feudali prima e comunali poi. I primi proprietari furono i Cadolingi di Fucecchio ma ben presto il castello si rese indipendente, libero comune dal 1279, ed entrò, nel 1292, a far parte della lega di San Donato in Poggio, traendone notevoli benefici che lo portarono a raggiungere una buona prosperità.

La Repubblica Fiorentina non mancò in seguito di assoggettare Linari al suo controllo e questo fu l'inizio del suo declino. Nel 1432 il castello fu assediato, espugnato e gravemente danneggiato dalle truppe senesi di Filippo Visconti che uccisero tutti i prigionieri e portarono nei bordelli di Siena le donne più belle. Niccolò da Tolentino lo riconquistò quasi subito facendone centro di un suo feudo. Nel 1500, a seguito dell'unità granducale, l'importanza strategica di Linari venne meno. Anche le famiglie Capponi, i nobili Mancini Ridolfini e quella dei Baldi sono da annoverare fra i proprietari successivi.
Nell'ottocento il castello è stato restaurato e fortemente rimaneggiato con aggiunte neogotiche, secondo il gusto dell'epoca che purtroppo non ha risparmiato le strutture originarie medievali costituite dalla 'casa del signore' con torre e altri edifici rurali distribuiti lungo la via centrale lastricata, oggi solo in parte percorribile, che univa le scomparse porte di accesso a Nord chiamata Porta a Salti [quella che vediamo oggi è una ricostruzione medievaleggiante dei primi del '900] e a Sud, probabilmente chiamata Porta al Perone. Le mura, di forma ellittica, sono praticamente scomparse, fatta eccezione per due torri e la base di una terza diruta. Tutto l'insieme versa oggi in un grave stato di abbandono e degrado.

 
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